Corse perdute
Adesso dovrei essere a Vigevano a correre
la mezza maratona iniziata circa un ora
fà. Con la forma che avevo fino a
tre giorni fà dovrei essere attorno
al tredicesimo-quattordicesimo km. e puntare
ancora a un tempo sull'ora e 35'. Ma invece
sono qui e guardo tristemente la pioggia
sui vetri. Non ho potuto correre, non stò
bene, un raffreddore mi ha costretto a dare
forfait. Ieri mattina speravo ancora, lo
avevo detto a un amico con cui ero d'accordo
per per andare, ma ieri sera allo stesso
amico ho detto che non andavo. La rinuncia
si è concretizzata nel pomeriggio,
e così eccomi qui a pensare a tutte
le volte che come oggi non ho potuto correre.
Mi viene in mente una campestre a marzo
1973 saltata perchè avevo un problema
a un dente e il destista aveva detto che
non potevo correre. A 17 anni mi rivedo
quel sabato di sole piangere davanti alla
pastasciutta, perchè volevo correre
quel giorno e quelle lacrime nella pastasciutta
erano la mia giovane passione di podista
che vedere frustrata la sua voglia di gareggiare.
Nel 1976 saltai due ottocento, uno a maggio
per colpa di un treno perduto ad Ovada.
Un altro a ottobre perchè annullarono
la gara per le piogge che avevano reso inagibile
la pista. Nello stesso anno a luglio non
potei correre un 1500 a Genova, in una bellissimo
pomeriggio di sabato a luglio. Erano i campionati
regionali e non erano ammessi atleti di
fuori regione. Nel 1977 saltai alcune gare
per la periostite tibiale che durò
quasi due mesi. Ero arrabbiato e frustrato,
fermo senza sapere quando avrei potuto riprendere.
Quante corse perdute per raffreddori e influenze,
alcune volte arrivati in maniera beffarda.
Il giorno prima sta bene, ti alleni, pensi
alla gara, a quanto vali, a quanto puoi
fare. La mattina dopo ti svegli e senti
che non stai bene, non sei a posto e una
voce subito ti dice "la gara è
saltata, non correrai". E poi i penosi
tentativi di far passare tutto in fretta
e di poter correre, medicine prese inutilmente
per far finire in due giorni un raffreddore.
Che poi non passa e ti senti anche più
sciocco. Quante gare perse e non dimenticate,
la tendinite, un problema ai gemelli. Nel
giugno 1992 ero in piena forma, avevo appena
fatto il personale sui 5000 e sui 2000.
Il mercoledì dovevo fare un 5000
a Novi Ligure e la sera prima mi allenavo
in pista, corsa lenta con un giocatore di
basket. Per finire qualche allungo, le gembe
che rispondono sicure, la sensazione che
solo la forma dà. Poi un piede messo
su un avvallamento della pista di terra
rossa e la caviglia slogata. Un attimo dopo
ti rendi conto che non correrai i 5000 il
giorno dopo. E il tuo compagno d'allenamento
dice "l'hai presa con filosofia".
Non ci abitua mai alle gare perdute, ogni
volta fà male come la prima volta.
Sei qui a guardare il cielo grigio e ti
chiedi quando tornerai a correre come l'altro
ieri, quanto ci vorrà a riprendere
questa attività.
Matteo Piombo