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Anni settanta
Cominciano questo racconto mi è
venuto naturale un sospiro, perdonatemi
ma se avete più di 50 anni come me
forse verrà anche a voi, pensando
a quella magica età in cui non si
è più ragazzi e non si è
ancora uomini. Anni settanta, forse non
sono mitizzati come i sessanta, non sono
epici come i cinquanta, non sono rivoluzionari
come gli ottanta ma sono decisamente anni
straordinari, visti oggi, sicuramente per
me e la mia generazione. Ieri sentivo Proud
Mary dei Creedence Clearwater Revival, un
motivo che ascoltavo spesso nei primi anni
settanta a 16-17 anni e mi ha riportato
a quel periodo e alle prime corse fatte.
Negli anni settanta c'era il boom delle
corse su strada. Correvano tutti e quando
dico tutti mi viene da pensare a certi personaggi
della mia zona che tutto farebbero pensare
salvo a podisti. Eppure allora correvano
tutte le domeniche e erano podisti e anche
sul posto di lavoro, al bar con gli amici
vantavano le loro imprese, come campioni.
Questi personaggi poi facevano incetta di
medaglie, coppe e targhe e riempivano la
casa di questi cimeli. Non correvano a 4'
al km. ne a 5' ma forse quasi a 6' o più
ma se uno entrava nella loro casa sempre
fosse quella di un campione del podismo.
Ricordo nel 1974 un giorno che per ragioni
legate al mio lavoro entrai in una villetta
di Sale, paese vicino a Tortona. Rimasi
di stucco, la sale era tutta pieno di coppe,
medaglie, targhe. Poi c'erano gagliardetti
di corse, cimeli vari legati al podismo,
anche maglie sportive incorniciate. Chiesi
alla signora che mi disse che il marito
era un corridore a piedi, un podista. All'epoca
i campioni nazionali erano Arese, Cindolo,
Fava e le chiesi a che livello correva il
marito. Lei disse "è un campione
e vince spesso" citai quei nomi e mi
disse che lui andava sicuramente più
forte. Non era una sprovveduta, si vede
che lui raccontava a casa di vere imprese.
Chiesi allora il nome del campione perchè
conoscevo tutti i migliori delle provincia
e anche delle zone vicine, se andava forte
come la signora diceva doveva essere conosciuto.
Non vincevo molte corse ma mi piazzavo spesso
e chi era davanti era sicuramente a me ben
noto. Mi disse un nome totalmente sconosciuto,
un carneade totale. Chiesi allora per che
società corresse e anche lì
restai colpito perchè era sicuramente
un bar di quel paese e non una società
sportiva. Andai a fondo alla cosa e scoprii
perchè non sapevo niente
di quel "campione". Le coppe le
vinceva come concorrente più folkloristico,
o come premi di gruppo divisi a fine stagione.
Non lo conoscevo perchè arrivava
mezz'ora dopo di me quando andava bene ma
gli piaceva far credere nel suo ambiente
di essere un atleta vincente.
Ma in fondo almeno propagandava anche lui,
a suo modo, il podismo, anche se per fare
dieci km. ci metteva quasi un ora.
Negli anni settanta non c'era una sola corsa
a settimana nella mia provincia, nella stagione
podistica. Ma almeno tre o anche quattro
o cinque o addirittura sei. Si correva quasi
ogni giorno, in estate anche tutte le sere
della settimana, tanto che il mio amico
Franco Toschi, che allora di corse riusciva
a vincerne 78 in una sola stagione (!) credo
avesse costantemente le scarpe da corsa
ai piedi. Lui riusciva a volte a fare tre
gare in un solo giorno e non era il solo
(a volte le vinceva tutte e tre). Non esistevano
calendari, c'era il passa parola, anche
i volantini a volte erano superflui, la
gara si organizzava al volo, da una settimana
all'altra. Spesso le date si sovrapponevano
e qualche volta c'erano due o tre corse
nel raggio di 20-30 km. Si creava una specie
di omertà e a volte qualcuno, nella
speranza di un buon piazzamento o addirittura
una vittoria non informava nessuno della
notizia di una nuova corsa. Io non mi ero
avvicinato all'atletica attraverso questo
mondo. Non lo dico per sconfessarne i valori,
i campioni azzurri che tanto anno vinto
vengono anche da quel movimento che è
stato davvero importante e continua a produrre
effetti. Io ho cominciato con una società
di atletica classica, facendo cross country
e gare in pista e solo in un secondo tempo
ho provato la mia prima non competitiva.
La cosa che mi ha colpito subito è
stato il numero e la natura dei partecipanti.
Centinaia di persone, bambini, uomini, donne,
e anche tanti personaggi folkloristici vestiti
in maniera assurda e che non capivo la ragione
di quei costumi. Poi mi sono reso conto
delle regole di quelle corse. Premiavano
i primi 10 o venti assoluti (nessuna categoria,
allora del resto gli ultraqurantenni erano
pochi e ben poco competitivi) e poi una
serie di categorie particolari. Il più
giovane (e lì vai coi falsi cinquenni
che sicuramente facevano almeno terza elementare)
il più anziano (gente di sessant'anni
che si spacciava per ottantenne per una
bottiglia di vino) il più folkloristico
(gente vestita di fronde, in frac, in tuta
da subacqueo....) il concorrente che veniva
da più lontano (anche qui i falsi
si sprecavano). Ma a parte queste esasperazioni
c'era una sana voglia di correre insieme
e la prima corsa non competitiva l'ho proprio
fatta in gruppo, in venti delle stessa società,
tutti insieme dalla partenza al traguardo.
Quindici km. di fondo lento (che gli organizzatori
spacciavano per 18 o 20, le misurazioni
erano molto sommarie e peccavano sempre
per difetto) attraversando paesi e frazioni
fino al centro della città, invaso
da podisti domenicali. C'erano anche degli
atleti che facevano la corsa seriamente,
per vincere, ma erano una piccola parte,
diciamo 50 e forse sono generoso. Ma tra
questi alcuni correvano anche forte. Ricordo
alcuni amici che vincevano spesso. Avevano
il loro prestigio e il loro valore tecnico.
La maggior parte aveva conosciuto la corsa
in questo mondo di non competitive. Non
c'era il boom delle maratone e le gare erano
da 10 a 14 km. Poche le notturne che iniziarono
più avanti ed ebbero ben presto fortuna
e grosso seguito anch'esse. Si correva da
marzo a novembre negli altri mesi non c'erano
gare almeno nella mia zona. A dicembre pranzo
con premiazione e i soliti noti che si ubriacavano
e dovevano essere riaccompagnati a casa.
In un anno si correvano almeno trecento
gare all'anno nella nostra provincia ma
la maggior parte erano molto improvvisate
in tanti particolari, troppi particolari.
Niente ambulanza, niente medico, segnalazione
del tracciato sommaria e a volte carente,
ristoro finale inadeguato (si trovavano
spesso bevande assurde tipo vino, birra
e alimentari come panini col salame o altri
cibi inadeguati a uno reduce da una corsa)
altre cose mancavano totalmente (limone
fatto a fette ad esempio, gli integratori
salini erano quasi inesistenti). Nella mia
sola città c'erano tre gruppi podistici
organizzati, non società sportive
ma gruppi di persone che si trovavano davanti
a un bar e insieme andavano a correre le
non competitive. Credo che tra tutti contassero
almeno 150 podisti regolari. Di questi solo
un decimo si allenava davvero, la maggior
parte vedevano la gara come unico momento
di corsa della settimana. Ma c'era coesione,
amicizia, momento di incontro. Erano a volte
più di una società. E invogliavano
a correre anche certi sedentari che alla
fine sono diventati podisti veri.
Non facevamo molte gare di questo tipo perchè
la nostra stagione era abbastanza piena,
salvo in estate. Nei mesi di luglio e agosto
erano pochi gli appuntamenti agonistici
e allora, per correre insieme ad altri e
per sopportare meglio lunghe sedute, si
faceva qualche non competitiva.
Non si facevano classifiche ufficiali ma
solo per la premiazione e di quel mondo
non è rimasto nulla, solo la memoria
di chi correva. Quante corse abbia vinto
tizio o caio non si sa, non c'era nessuna
ufficialità. E anche come tempi nessuno
ne prendeva. I cronometri da polso non erano
diffusi come oggi e anche il primo a volte
non era informato del suo tempo, ammesso
che qualcuno si fosse preso la briga di
cronometrare, in realtà la maggior
parte delle corse erano senza ragguagli.
Gli organizzatori facevano la classifica
per la premiazione e poi raramente la davano
ai giornali. Anzi questi ultimi pubblicavano
dati magari poco rilevanti (il più
anziano aveva anni....il concorrente che
veniva da più lontano era di Trapani....la
gara è stata fatta dal circolo dopolavoristico
per festeggiare il tal anniversario, le
coppe le ha messe la macelleria Pinco Pallino)
e non chi aveva vinto. L'età dei
partecipanti era ben diversa dalle gare
di questo tipo odierne. Oggi si vedono molti
ultrasessantenni e anche ultrasettantenni
che vanno anche forte a volte e partecipa
un buon numero di donne anche valide e competitive.
Allora erano soprattutto concorrenti dai
18 al 30 anni e gli over 40 competitivi
erano molto pochi. Non parliamo dei cinquantenni
e oltre che andavano perlopiù pianissimo
e puntavano solo a finire la corsa. C'era
qualche ex atleta ma pochi che si distinguessero.
Uno dimostrava proprio una sportività
ridotta al minimo. Pur essendo un ex specialista
dei 400 hs da 52"0 arrivava alle gare
e se vedeva qualche avversario in grado
di impensierirlo invece di verificare in
gara la cosa risaliva in auto e cercava
un altra corsa con avversari meno forti.
Non era il solo, altri facevano la stessa
pratica cercando la gara migliore per vincere.
Era un mondo a parte ma in fondo con una
sua dimensione che aveva molti aspetti positivi.
Meritava rispetto e non la battaglia assurda
di certi organi federali dell'epoca pronti
alla squalifica per gli atleti che correvano
queste corse invece delle rarissime corse
su strada Fidal. Una domenica mattina facevamo
fondo insieme a due amici, e ci siamo trovati
in un paesino mentre iniziava la corsa.
Ci siamo accodati e l'abbiamo fatta tutta
insieme a gruppi vari. Pian piano abbiamo
rimontato posizioni e senza volere siamo
arrivati a ridosso dei primi. Ma era rilassante
correre in gruppo e conservo ancora una
foto di noi tre che sorridiamo insieme a
qualche concorrente che stà cercando
di non farsi superare, convinto fossimo
rivali per la classifica. Poi pian piano
le cose sono cambiate. Gli organizzatori
hanno iniziato a vederci un riscontro economico
ed hanno smesso di essere generosi. Sono
entrate nell'ambiente organizzazioni che
se da un lato hanno gestito quel mondo con
più criterio dall'altro ne hanno
ucciso spontaneità, improvvisazione,
spazio per tutti anche per chi era davvero
non competitivo. Uno stravolgimento che
ha tolto molto a quel mondo e che ha visto
calare vistosamente la partecipazione. Nei
primi anni settanta una non competitiva
buona aveva anche 500-800 e a volte 1000
iscritti. Non correvano tutti, qualcuno
camminava spedito, qualcuno partiva prima,
ma c'erano mille persone vere sul luogo
della gara. Famiglie intere che correvano,
e credo che diversi atleti del periodo 1975-1990
siano venuti fuori da ciò che quel
mondo aveva stimolato. La filosofia della
corsa come rigenerazione, come passione,
come voglia di stare insieme. Era un fiume
in piena che qualcuno ha pensato bene prima
di combattere accanitamente (la Fidal) poi
di coartare ma senza capirne filosofia e
logica. Così lo ha in pratica modificato
e proprio come i moderni OGM ne ha stravolto
scopi e motivi di successo. Ci sono ancora
le non competitive per fortuna, sopravvivono
e neppure tanto diverse in tante zone, tra
queste il pavese. Ma nella mia provincia
ormai sono rare, ovunque c'è "la
classifica" i premiati, le categorie,
ordini di arrivo e gente che discute per
i punteggi sbagliati. Non è più
la stessa cosa. Ieri sentivo una canzone
dei Creedence Clearwater Revival, il complesso
che più mi piaceva a 19 anni. E la
mente è tornata ad alcune corse estive
fatte con gli amici in piccoli paesi, in
cui si respirava l'atmosfera della non competitiva.
Mi è venuta in mente quell'atmosfera
anni settanta e le tipiche corse di allora
e i corridori che allora vincevano. Tanti
durati lo spazio di una o due stagioni ma
altri diventati poi atleti veri e capaci
di buoni risultati, come Roberto Ghirotto
che ha fatto 2h25' sulla maratona e 31'
sui 10.000. Lo rivedo diciassettenne in
una gara a Sale mentre mi sorpassa e va
a battagliare per le primissime posizioni.
Non competitive, nessuna ha resistito al
tempo e nella mia provincia non è
rimasta neppure una delle classiche di allora.
Gare che monopolizzavano paesini o sperdute
località. Nomi evocativi di gare
importanti in quell'ambito. Come quella
frazione di quattro case che in una corsa
a settembre mise in palio un piccolo elettrodomestico
per fare la pasta e chiamo un atleta di
nome allora, un ligure che faceva 8'54"
sui 3000 siepi. Aveva accettato di correre
per quel modesto ingaggio, mettendo fuori
gioco tutti gli atleti locali. La gente
del posto ovviamente non conosceva quel
campione, che del resto non ha mai vinto
neppure un titolo italiano.
E vederlo passare con un minuto e più
sul secondo non fece certo migliorare quella
corsa di paese. Forse fù però
quello l'inizio della fine, quando gli organizzatori
cercarono di inquinare lo spirito di queste
corse. Non erano tutti così sprovveduti.
C'era anche chi manteneva lo spirito iniziale
ma ovviamente le cose dovevano cambiare
e già nei primi anni ottanta tutto
era diverso. Le non competitive c'erano
ancora ma un ente (durato pochi anni) fece
il primo calendario. Poi arrivarono altre
organizzazioni, tutte con lo scopo di dare
una logica a un movimento che viveva su
spontaneità e genuinità, e
voglia di correre insieme. Sembrava un progresso.
Si pagava una quota e si era pubblicizzati.
Io ero in una società parrocchiale
e organizzammo due corse nel 1982 e altrettante
nel 1983. Finanziavamo la nostra società
che aveva una ventina di atleti ma già
si capiva che lo spirito era diverso. C'era
chi veniva alle corse e si riempiva le tasche
ai ristori, chi portava a casa le bottiglie
di acqua minerale, chi si faceva portare
in auto. Non che negli anni settanta questi
fatti non capitassero ma sicuramente in
maniera meno vistosa e diffusa. Le corse
erano diverse e i corridori anche. I gruppi
iscrivevano più persone delle reali
per vincere la classifica a presenze e portar
via la coppa più grossa. Forse qualcuno
usava anche mezzi illeciti per andare più
forte, certi atleti finivano talmente stravolti
che questo dubbio veniva. Gli stessi atleti
poi magari l'anno dopo non andavano più
forte come prima. Chissà come mai.
Era un mondo diverso, era cambiato tutto,
anche i Creedence Clearwater Revival non
erano più in classifica e solo pochi
ricordavano i loro brani. Non erano più
gli anni settanta. Non erano più
le corse di prima. La Fidal aveva inquadrato
tutto nel settore amatori, e pian piano
questo funzionò ma senza gran rispetto
di certi principi. Si voleva far tutto adeguandolo
alle regole dell'attività agonistica.
Così si perse l'ultimo barlume di
collegamento col podismo naturale e un pò
rustico degli anni settanta. Chissà
se è rimasto qualcosa di quelle corse,
qualche ordine di arrivo, qualche classifica
scritta su un foglio a righe, una foto della
premiazione, un vecchio volantino stampato
coi caratteri dell'epoca. Si vedono tante
mostre del tempo che fù chissà
come sarebbe farne una delle scorse "anni
settanta" col sottofondo dei Creedence
Clearwater Revival... Qualcosa che faccia
rivivere un momento quell'atmosfera impregnata
di salamini alla brace che mi chiedevo sempre
chi avesse il coraggio di magiare la domenica
mattina alle 10,30 con 35° di temperatura.
Quell'aria speciale che anche il più
sperduto paesino assumeva quando c'era la
corsa e nell'aria si sentiva magari "Molina"
e "Bad moon rising" dei Creedence
Clearvater Revival, avevamo 19 o vent'anni
e tanti sogni in testa.
Matteo Piombo
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