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Un cinquemila a mezzanotte

Di tutte le gare che ho fatto in pista una mi è rimasta particolarmente nel ricordo e non tanto per aspetti legati al tempo o al piazzamento quanto per fattori ben diversi. Era l'estate del 1973, inizio giugno e con due altri atleti della mia società di allora decidiamo di partecipare a un meeting su pista in programma a Biella, stadio Lamarmora, in un giorno infrasettimanale (martedì) in orario serale. Su una 850 colore indefinito (ovviamente non climatizzata) partiamo nel pieno del caldo pomeridiano e affrontiamo un lungo tragitto in strade statali. All'epoca l'autostrada Voltri-Gravellona non era ancora neppure in costruzione. Dopo un viaggio decisamente stressante di quasi due ore (anche per i tronfi discorsi dei miei due compagni che continuavano a parlare delle loro presunte qualità tecniche, la modestia non era certo una loro qualità) arriviamo sul luogo della gara. Ci iscriviamo tutti e tre ai 5000 metri che erano previsti come ultima corsa del meeting, prova di chiusura dell'intera manifestazione. Prima il programma prevedeva la solita lunga trafila di gare di ostacoli, velocità, mezzofondo…..l'orario ufficiale prevedeva inizio gare alle 19,30 e poi con la formula "a seguire" le altre corse….Ma quell'orario non è affatto rispettato tanto che alle 20,00 nessuna gara è ancora iniziata. Quella frase poi ("a seguire") era ben poco rispettata perché tra una serie e l'altra di tempo se ne perde parecchio. Già nelle gare di ostacoli i tempi lievitano, false partenze, adeguamento degli ostacoli per le varie categorie, spostamenti. Pochi gli addetti al campo, giurie che devono verificare e lentezza esasperante. Poi cominciano le serie di velocità e qui fioccano le fase partenze per colpa di uno starter che tiene troppo sui blocchi tra il "pronti" e lo sparo. Non so se le giurie fossero in numero inadeguato ma capiamo subito che i tempi di attesa non saranno certo brevi. Ci sono fasi in cui nessuna gara si svolge e aspettare diventa davvero snervante, il caldo e la voglia di correre ci fanno diventare nervosi. Siamo seduti sugli spalti e su noi non c'è solo la cupa volta dell'impianto biellese ma ormai il nero della notte, piena di zanzare, rumori di rane gracchianti e ancora afosa. Ma di 5000 non si parla nemmeno. Penso a dove potrei essere con amici meno antipatici e boriosi, a cercare compagnia di ragazze simpatiche, a ballare, al cinema o a bere una bibita o mangiare un bel gelato. Insomma che alle 22,00 finalmente iniziano le gare di mezzofondo e cominciamo a riscaldarci, convinti che di lì a 20'-30' sarebbe toccato a noi. Ma anche stavolta l'attesa è maggiore e alle 23,30 finalmente viene annunciata la partenza della gara dei 5000 metri. Ma qui il problema è che per i tempi lunghi si decide di far partire una serie sola…con 49 atleti al via….. In quella curva ci troviamo a fare gli ultimi allunghi in una folla…. Solo l'appello prima del via dura quasi 10' tra numeri doppi e atleti che non hanno resistito e se ne sono andati. Partiamo però sempre in 35……numero superiore ad ogni logica per una serie singola di 5000. Inoltre tra noi le differenze sono abissali, ci sono atleti da 15'30" e altri che non fanno neppure 18'. Alla partenza è durissima prendere la corda ma ci riesco e mi intruppo in un gruppo che sembra abbia il ritmo giusto per me. Ho un personale di 17'44" fatto, tra l'altro, in condizioni difficili per il gran caldo e spero di migliorare, anche se sono davvero esausto per l'attesa. Io cerco di tenere il mio ritmo e a un certo punto tra doppiaggi subiti e atleti doppiati da me non capisco più quanti giri mi manchino. Non avevamo cronometri da polso e l'allenatore non si era nemmeno sognato di venire a seguirci, già era dura avere la sua attenzione al campo di allenamento, figuriamoci venire a vedere una gara a Biella. Ero completamente solo e cercavo di capire quanto mancava alla fine, ma non ne avevo la minima idea. Correvo ogni giro sperando di arrivare presto al traguardo ma la fatica era pesante e la pista piena di atleti. A un certo punto vengo raggiunto da dietro da un avversario che si accoda a me. Evidentemente ha molti supporter e ogni passaggio sento gridare continuamente il suo nome "dai Adamo" e frasi che lo invitano a andare più forte. Qualcuno parla anche di me dicendogli "dai passalo, non ce la fa più" facendomi così trovare energie per reazione d'orgoglio. Passiamo sul traguardo e ci viene suonata la campana di ultimo giro, un suono che moltiplica le mie ultime forze. Continuano gli incitamenti ad Adamo che mi attacca subito dopo la prima curva, a 300 metri dalla fine della gara. Ma resisto, voglio fare il possibile per procrastinare il suo sorpasso che sembra inevitabile da come sbuffa. Nel rettilineo mi affianca deciso a passare ma io tengo duro, penso di resistere almeno fino all'inizio dell'ultima curva. Lì attacca di nuovo ma non riesce a superarmi ma solo a restarmi affiancato. Quando stà per iniziare il rettilineo d'arrivo e arriviamo all'intersezione delle piste mi decido e cambio velocità anticipandolo, forse lui pensava di farlo negli ultimi cento metri. Sparo in quel rettilineo finale ogni mia energia e penso ai 12"8 sui 100m fatti in settimana nei campionati studenteschi pensando "Adamo sarà almeno sorpreso da questa variazione". Infatti fatica dietro e anche se lo sento arrivare riesco a stare davanti e con tutte le mie forze raggiungo due atleti evidentemente doppiati. Taglio il traguardo con pochissimo vantaggio sullo sconosciuto Adamo, battuto anche "grazie" al gran tifo dei suoi supporters che mi ha dato motivazione per batterlo anche se atleta a me sconosciuto. Non sopportavo proprio più di sentirmi dire che ero scoppiano, che lui doveva passarmi e andare via. Mi fermo e in quel mentre vedo arrivare due atleti che so bene in possesso di tempi inferiori ai miei e che ero certo di non aver sorpassato in gara. Li capisco cosa è successo, ho finito con un giro di anticipo e quel traguardo è solo i 4600 metri per me….. Vado a cambiarmi un po' avvilito e penso di essere stato considerato ritirato. Avessi capito subito sarei tornato in pista e avrei continuato e la cosa che mi da più fastidio è tutta quella giornata di attesa per non aver neppure portato a termine la gara. Arrivano i due atleti che erano con me e commentano le loro non esaltanti gare con la solita tronfia esaltazione, non chiedono neppure come sono andato. Nessuno dei due era sceso sotto i 17' e parlavano come fossero campioni. Io ero abbastanza arrabbiato e a un certo punto vado a vedere il risultato ufficiale esposto fuori in tempo brevissimo.….e trovo il mio nome….ottavo in 16'27"4……migliore juniores della gara. E lo spettacolo deve ancora arrivare quando quel risultato ufficiale viene letto dai miei due colleghi che schiumano di rabbia e la prendono proprio male. Quel tempo era record sociale all'epoca….e sarebbe durato per quasi due anni… Il ritorno è faticoso, lungo, pesante per i discorsi di due corridori che veri atleti non sarebbero mai diventati. Io avrei fatto poi in seguito altri 5000 e risultati vicini a quel tempo che, a un'altra età, e con un allenamento meno empirico di quello del 1973 avrei realizzato realmente. Ma quella notte biellese e quel 5000 (anzi 4600…) a mezzanotte circa è rimasto un ricordo intangibile, nitido e particolare. Un ricordo che avrebbe potuto farmi smettere di correre e che invece presi con filosofia anche imparando come non si deve reagire se si è veri sportivi, cosa che i miei due compagni certo non erano. Mi rivedo in quella pista semibuia, con altre ombre scure a cercare di portare a termine la nostra fatica. Con giudici altrettanto stanchi e sfiancati da un programma troppo lungo e da un organico insufficente. Ricordo quello sconosciuto rivale dal nome così evocativo "Adamo" frustrato da una sconfitta allo sprint da un atleta…che stava doppiando…..e forse non lo ha mai saputo. Sono stato anch'io vittima di una situazione simile, anni dopo, in ruolo invertiti in una campestre. Ma quella è un'altra storia, quella sera di giugno io sapevo di non valere 16'27"4 e che se avessi finito la corsa in circa 18' scarsi sarei stato ben più contento. Fortunatamente ho avuto altre gare e altri meeting per imparare cosa è l'atletica, le gare, gli avversari e anche per comprendere il lavoro e gli errori dei giudici. Altrettanto fortunatamente ho avuto altri compagni di corse e allenamenti, ben più sportivi di quei due che non hanno raggiunto le due stagioni di attività….hanno smesso prima e credo senza mai capire molto dell'atletica leggera….



Matteo Piombo

 
   

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