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Due sconfitte per un inezia

Mi piacciono i 400 metri, è una corsa davvero emozionante e anche oggi che non li faccio più conservo tanti ricordi piacevoli di quanto "sparavo" il mio giro di pista. Mi resta un vivo ricordo delle vittorie e anche delle sconfitte. In particolare di due batoste subite nella stagione 1978, anno in cui ero campione provinciale assoluto su questa distanza.
Due sconfitte che pesano, perchè arrivate da un avversario che su quella gara non doveva arrivarmi davanti. Nel 1978 avevo vinto il titolo provinciale sui 400 metri il 24 giugno ad Alessandria con 56"8. Correvo abitualmente il giro di pista sui 56-57" e sapevo chi erano gli atleti più veloci di me, che ovviamente non mancavano anche nella mia zona. Ma tra questi non annoveravo un mio compagno di club, Rosario, molto più forte di me sui 3000 e 5000 ma certo non sui 400 e nemmeno sugli 800. Lo avevo sempre battuto sul doppio giro di pista senza patemi, anche nella primavera di quell'anno. Ma sui 400 lui non aveva mai fatto una gara e non era mai sceso sotto il minuto.
Il 1 luglio c'era un meeting in pista nella mia città, e invece dei 1500 decisi di fare i 400. Eravamo solo quattro partenti, tra cui quello che avevo battuto ai recenti provinciali. Tra i concorrenti anche Rosario che mi disse prima di partire "voglio vedere se riesco ad andare sotto il minuto". Io ero in seconda corsia e sapendo che nessuno dei miei avversari aveva tempi sotto i 57" ero convinto di vincere. Partii senza paure e ai 200 ero decisamente davanti a tutti. Correvo fluido, la mia azione era ancora sciolta e mi preparavo a subire l'attacco del debito di ossigeno e dell'acido lattico nel rettilineo finale senza troppa paura. Conoscevo i 400m e le loro problematiche, avevo corso quella gara diverse volte. Quando arrivai all'inizio degli ultimi cento metri ero ancora primo, correvo ancora sciolto, senza sentire troppo la crisi che viene a quel punto della gara. Ma a 50 metri dal traguardo, quando la fine della corsa sembrava ormai vicinissima, mi vidi appaiare da un avversario. Era Rosario, che senza paure mi stava passando. Ero sorpreso di vedermi raggiungere proprio da lui. Mi affiancò e tenne il mio passo senza problemi. Eravamo appaiati e cercai di spendere ogni residua energia fisica e mentale per batterlo. Arrivammo quasi insieme sul traguardo e non era facile dire chi fosse il vincitore. Eravamo amici e dopo la riga, ancora sorpreso, gli dissi "bravo, bel finale, hai sicuramente fatto il personale !" Poco dopo annunciarono il risultato, aveva vinto lui in 56"4, ovviamente personale. Il mio tempo era 56"5 e il terzo aveva fatto 57"4. Ci allenavamo insieme tutta la settimana e ci conoscevamo da diversi anni. Quindi sfotterci era normale e senza cattiveria. Così quando si parlava di gare tempo dopo, mentre facevamo una seduta di fondo, venne fuori la frase da parte sua "beh io ho battuto il campione provinciale dei 400m e quindi tanto lento non sono". Ridevamo e ci stava pure quello, ma certo quella sconfitta mi pesava. La stagione continuò con alti e bassi e a fine luglio, periodo senza gare in pista, organizzammo i campionati sociali. Sulla stessa pista dove avevo perso quel 400 con Rosario. Il giorno dei 400m era il 31 luglio e a partire eravamo in sei, tra cui un allievo di Valenza che aveva 51"0 e che due anni dopo avrebbe poi corso la distanza in 48"9. Questo ragazzo partì in prima corsia e diede subito alla gara il suo ritmo. Io non lo seguii ma tenni a bada gli altri e arrivai tranquillamente secondo in 57"7. Rosario giunse quarto in 58"6 e quindi eravamo uno a uno. Però non ero soddisfatto di questa rivincita. La sconfitta di giugno restava pesante e non l'avevo dimenticata. Non ci furono altri 400 fino al 9 di settembre. Quel giorno ad Alessandria c'era un altro meeting provinciale in cui avrei dovuto fare i 1500.
Andavo verso il tavolo delle iscrizioni insieme a Rosario, coi nostri foglietti per iscriverci ai 1500. Mentre aspettavamo di consegnarli al giudice addetto, lui disse "perchè non facciamo un altra sfida sui 400 ?". Non c'è nulla che possa valere una frase del genere. Così alle 16,30 di quel pomeriggio, ancora estivo, ci ritrovammo sui blocchi per un altro 400. Un pò la bella della nostra sfida. C'era nella nostra serie un atleta decisamente più forte che vantava 52"0 e che in fondo chiudeva ogni discorso di vittoria. Io ero in seconda corsia, il mio amico in terza e potevo ben controllare la sua partenza, se fossi stato prudente. Ma io volevo ribadire la mia superiore velocità, dopotutto avevo 12"3 sui 100 e 25"2 sui 200 e Rosario quei tempi non li avrebbe mai fatti. L'atleta da 52"0 era in prima corsia e in quinta c'era un altro velocista valido che sul giro faceva 54"0. Quando lo starter disse "ai vostri posti" guardai Rosario davanti a me e pensai "oggi ti dò una lezione". Non ci sono amici in gara, solo avversari, era la frase che avevo sentito a 17 anni da un campione a una gara di cross a Torino. E quando ero pronto pensavo "voglio batterlo nettamente". Non mi accontentavo di arrivare solo davanti. Allo sparo scattai feroce quasi, mordendo la pista nera di rubkor coi miei chiodi da 6 mm. come se quella corsa fosse il prolungamento di quella persa due mesi prima. A metà curva raggiunsi il mio rivale e in rettilineo ero davanti a tutti, almeno in prospettiva. Tiravo senza risparmio e ai 200 venni affiancato da quello che aveva 52"0. Facemmo tutta la curva insieme e solo verso la fine vidi che mi stava mollando. Ma ero ugualmente secondo e convinto di avere un buon vantaggio su Rosario. Ai 50 metri sembrava fatta ma proprio lì, come due mesi prima, mi vidi affiancare dalla figura del mio amico. Non era veloce come me, non era mezzofondista come me, non aveva 54"0 sui 400 come me ma era lì come un incubo. E anche stavolta quei 50 metri furono una battaglia senza risparmio. Ma i miei muscoli, intasati di acido lattico per il folle passaggio ai 200m, pagarono dazio. Stavolta non ebbi bisogno di aspettare il risultato, vidi benissimo di aver perso. Il tempo ufficiale era 58"1 per Rosario e 58"3 per me, il vincitore aveva fatto 55"5 e mi chiese pure cosa cavolo volevo fare con quell'avvio. A pagare fù anche quello che correva in quinta corsia, scoppiato e ritirato ai 300m. Non ho mai più corso un 400 con Rosario che non si è mai più ripetuto sui 400m.
Siamo amici ancora oggi e da ormai più di trent'anni. Lui mi ha battuto decine di volte (molto nettamente) sui 5000, sui 10.000, nell'ora, in campestri e corse su strada dove è sicuramente stato un atleta migliore di me. Ma di quelle sconfitte non m'importa nulla, erano logica conseguenza di un atleta più forte contro un avversario più scarso.
Le sconfitte che mi pesano ancora, trentuno anni dopo, sono le due sui 400m del 1978. Quando ero nettamente più forte ma non riuscii a dimostrarlo dove conta, in pista, in gara.





Matteo Piombo

 
   

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