Un sabato nebbioso di dicembre
In questi giorni con nostalgia mi viene
da ricordare la figura di diversi organizzatori
di gare podistiche del passato. In particolare
alcuni che hanno insegnato a me e a tanti
altri come si allestisce una corsa podistica
seria. Alludo al Maestro Giuseppe Colla
di Pontecurone, a Giuseppe Benasso di Voltaggio,
a Ezio Punta di Arquata Scrivia, a Piero
Sburlati di Acqui Terme e a Michele Giacomazzi
di Novi Ligure.
Persone che hanno sempre saputo conciliare
le esigenze della gara con quelle degli
atleti, e che hanno sempre capito che la
gara è si per gli atleti ma non senza
il rispetto delle regole, delle norme e
della buona educazione. Oggi c'è
un altro mondo di organizzatori, altre gare
e un pò mi viene da rimpiangere quel
tempo e quelle persone, capaci al punto
da insegnare a tutti e il loro esempio avrebbe
dovuto servire agli attuali organizzatori.
Ma non è così, se loro erano
i "bravi maestri" ahimè
che scadenti allievi hanno avuto..... "Uomini
dalla dura cervice" direbbe il saggio.
Ma la realtà è un altra, il
problema è il profitto, l'esigenza
di guadagnare dalle corse e non basta andare
a pari. Non basta mai, così gli atleti
di oggi che (sfortuna loro) non hanno conosciuto
abbastanza i Colla,Punta,Benasso,Sburlati
e Giacomazzi credono che questa sia la regola
e non sanno giudicare.
Altrimenti nessuno più parteciperebbe
a certe gare organizzate
senza rispettare regole e regolamenti, norme
e procedute e senza neppure l'educazione
di imparare da chi ne sa più di noi.
Gare in cui latita anche la buona educazione,
una qualità ahimè oggi così
rara.
Nel 1972 a dicembre ho partecipato a un
cross provinciale organizzato a Pontecurone
dal maestro Colla. Non lo conoscevo e non
lo avevo mai visto. Eravamo una ventina
di atleti, era una leva di propaganda, giovanile
riservata ad allievi (15-16 anni) e juniores
(17-18 anni).
Non c'erano campioni ma solo giovani che
avevano l'ambizione di diventare corridori,
mezzofondisti. Quasi tutti (come il sottoscritto)
eravamo alle nostre prime gare, e guardavamo
tutto con la curiosità e l'ignoranza
dei neofiti. "Si fà così,
si deve fare così" e cercavamo
di imparare, di capire i meccanismi di questo
nuovo sport. Io ero juniores e giunsi secondo,
in mezzo alla nebbia, su 3600 metri di campestre.
Il tracciato era bellissimo, ricavato in
una vecchia cava. Pieno di saliscendi, in
mezzo alla natura, nebbia e l'atmosfera
era quella di una brughiera scozzese dove
(allora non lo sapevo) era proprio nato
il cross moderno. Oggi lì è
pieno di villette, un quartiere residenziale
e a Pontecurone non si svolge un cross da
almeno dieci anni. Il Maestro Colla era
sul traguardo a prendere gli arrivi, da
solo, con la massima attenzione. Un amico
mi ha preso una foto in bianco e nero, mentre
taglio quel traguardo. Non avevo nemmeno
le chiodate quel giorno, me le acquistò
la società solo la settimana seguente.
Poi, finita la corsa, siamo andati a cambiarci
in un fatiscente spogliatoio del campo sportivo,
ma c'era la doccia calda. Sapevano che era
la cosa più importante per noi in
quel momento. Abbiamo fatto un altro cross
su quel percorso, la settimana dopo, e sono
arrivato di nuovo secondo. Questi due piazzamenti
mi hanno valso una bella medaglia d'argento.
Bella nel soggetto, bella perchè
oggi 37 anni dopo fà la sua degna
figura nel mio medagliere. Non ho pagato
niente per fare quelle due campestri.
Erano altri tempi e si faceva atletica vera,
dei venti partecipanti a quei due cross
non corre più nessuno. Nessuno è
diventato un campione. Ma tutti abbiamo
ricevuto qualcosa, un insegnamento che vale
più di ogni pacco gara, di ogni medaglia
d'oro. Un lezione di serietà, di
capacità organizzative, di rispetto
delle regole. Era una campestre Fidal, una
gara ufficiale con tutti i crismi.
E se oggi so distingue una gara seria da
una pagliacciata lo devo a signori come
quello, che in un freddo sabato di nebbia
se ne stava lì, infreddolito di certo,
a prendere gli arrivi a noi, modesti juniores
da 17'44" sui 5000. Vorrei che ci pensassero
quegli atleti che pagano diversi euro per
partecipare a queste corse di paese camuffate
da gare Fidal..... e che credono siano gare
serie.
Matteo Piombo