|
|
| |
Racconti |
|
| | |
| |
|
Vince
Matthews e Wayne Collett
A diciassette anni, nell'estate del 1972,
non facevo ancora atletica, giocavo a pallavolo
a modesto livello in tornei locali. Ma seguivo
come tanti amici le olimpiadi di Monaco,
aspettando soprattutto un grande risultato
da Marcello Fiasconaro nei 400 metri. Invece
purtroppo il baffuto ex sudafricano non
gareggiò in quell'olimpiade per un
infortunio. Al mio paese, dove passavo le
vacanze guardavo le gare di atletica al
bar sportivo locale, con altri appassionati
di sport. C'era un gruppo di miei amici
talmente fissati che andavano addirittura
al passo del Turchino alla sera tardi per
vedere la Tv francese che trasmetteva gare
che la Rai non faceva vedere, di sport poco
seguiti. Al mattino mi svegliavo presto
per trovare nell'unica edicola del paese
la Gazzetta dello Sport che riportava tutti
i risultati e che alle nove era già
esaurita.
Guardavamo anche noi gare di tutti gli sport,
dalla ginnastica al canottaggio passando
per discipline di cui imparavamo a ricordare
le regole.
Eravamo nel mese di settembre e di tutta
quella miriade di gare di sport diversi
ricordo il pomeriggio in cui assistetti
alla finale dei 400 metri. Non c'era Fiasconaro
in gara ma fù uno spettacolo eccezionale.
Vinse lo statunitense Vince Matthews sul
connazionale Wayne Collett, due campioni
americani di colore a me, prima di quel
giorno, totalmente sconosciuti. Fù
la gara che mi rimase più in mente
di quelle Olimpiadi per altri versi tragiche.
E quella estate ogni tanto si facevano sfide
di velocità tra amici, un rettilineo
d'asfalto di 50-60 metri bastava per vedere
chi andava più forte. Vincevo a volte
e mi convinsi di essere un potenziale velocista.
Così quando iniziai a fare atletica,
nell'autunno seguente, coltivai un poco
quella illusione. Poi però capii
che ero più adatto al mezzofondo,
è il ricordo di Matthews e Collett
rimase come un sogno di fine estate. Così
già nei primi allenamenti mi dedicai
alle distanze maggiori. Ma l'immagine di
Matthews e Collett, dei magici 400 metri,
del giro intero di pista rimaneva nella
mia memoria. I quattrocento metri piani
erano per me un sogno, come una bella ragazza
irraggiungibile perchè fidanzata
o per altre motivazioni inattaccabili dalle
nostre illusioni. Però proprio per
il loro fascino in fondo a me il sogno di
poter correre in gara i 400 metri, di farli
in maniera competitiva restava. E come tutti
i sogni chiusi nel nostro cassetto segreto,
nonostante tutto, non abbandonavo la speranza
si realizzasse un giorno. Nella mia prima
stagione agonistica corsi 800 e 1500 e non
curai particolarmente la velocità.
Fù il mio professore di ginnastica
a dirmi che se non miglioravo i miei modesti
tempi sui 400 piani ben difficilmente avrei
corso bene 800 e 1500. A darmi un aiuto
per realizzarlo fù l'allenatore dell'epoca
e collega di corse Elio. Nelle sedute primaverili
inserii lavori più veloci, correvo
abitualmente anche ripetute sugli 80-60
metri, ogni tanto facevo test sui 100 e
sui 200. Ma i 400 non li avevo ancora provati
per vedere il mio valore. Il muro dei sessanta
secondi per fare un giro di pista lo abbattei
il 10 giugno 1974 in allenamento. Era una
serata che sembrava anonima ed Elio a sorpresa
mi disse "stasera emuliamo Matthews
e Collett". Ci preparammo come per
una gara vera, riscaldamento e allunghi
e poi via, sul blocco di partenza, in tre.
Quel riferimento ai miei due miti del giro
di pista mi fece sentire, in qualche modo,
sulla pista di Monaco e gareggiai come una
vera competizione. Elio vinse in 57"6,
segui la sua scia finchè potei e
chiusi quella sera il mio 400 in 59"4.
Quelle cifre mi sembravano capeggiare enormi
sopra le tribune dello stadio. Ero contento
mentre facevo defatigamento. Ma Elio mi
disse di corricchiare ancora un pò
e poi di rifare un altro 400. Dieci minuti
dopo rifeci lo stesso test e stavolta chiusi
in 60"4. Elio mi arrivò ancora
davanti con 60"0. Non erano gare ma
59"4 era il tempo con cui mi iscrissi
al mio primo 400 ufficiale in gara quasi
un mese dopo. Era il 30 giugno 1974, era
un meeting provinciale e si svolgeva nella
mia città. Finii in prima serie,
la più scarsa delle due, proprio
per l'alto tempo di iscrizione. Eravamo
in tutto una decina. Non che nella seconda
ci fossero i già citati Matthews
e Collett, ma anche tra scarsi c'erano ovviamente
i più scarsi e i meno scarsi. La
nostra serie doveva essere proprio poco
considerata. Partii in una corsia buona,
la seconda, mi riferii per il passo sui
corridori che vedevo davanti, li appaiai
a fine rettilineo (circa ai 200) e passai
al comando in curva. Quando uscii sul rettilineo
d'arrivo provai per la prima volta il famoso
"debito di ossigeno". Quello vero,
che è dopo i 300 metri circa e che
ti fa chiedere come farai a correre ancora
"fino a là in fondo". Con
le gambe che sembrano pesantissime (piene
di acido lattico) e con le braccia che mulinano
nell'aria cercando di spingerti un poco
più avanti. Ero primo, ero davanti
a tutti, non c'era più alcuna decalance
a imbrogliare la situazione, gli altri erano
tutti dietro, e vedevo la in fondo l'arrivo,
lontanissimo e irraggiungibile, coi giudici
che mi guardavano quasi a dirmi "allora
arrivi o no ?". Finalmente ci arrivai
a quella benedetta riga e, dopo il traguardo,
trovai il mio amico Elio e l'allenatore
dei velocisti Franco a festeggiarmi. Non
tanto per la vittoria di serie ma per il
tempo. Franco aveva preso 55"9 che
poi sarebbe stato corretto dall'ufficiale
referto in 56"0. Mi dissero che avevo
fatto una gran gara, che avevo sorpreso
tutti ed ero passato "circa in 27"4
ai 200". In effetti la mia figura fù
ingigantita perchè avevo surlassato
tutti i rivali di quella modesta serie,
il secondo era andato appena sotto i 58"
(57"8). La seconda serie fù
vinta da un atleta di Genova in 52"8
davanti a Elio che ottenne 54"8. Io
ero terzo assoluto ma mi sembrava di aver
vinto lo stesso. I 400 rimasero un bel ricordo
tutta l'estate del 1974 in cui non mi allenai,
anzi andai per due mesi a fare le vacanze
al mio paese pensando più alle ragazze
che non alle gare e allenamenti. Tornai
a correre a metà settembre perchè
c'erano i provinciali. Non ero certamente
in forma, anche se durante l'estate avevo
giocato qualche volta a pallone e pallavolo.
Cose da poco e non sufficienti per azzardarmi
a correre 800 e 1500 con velleità.
Avevo allora personali di 2'10"8 e
4'27"8 su quelle distanze e pensavo
che era meglio fare due gare veloci, tanto
per non sfigurare troppo. Mi iscrissi a
200 e 400 metri che però erano in
programma in ordine inverso, per uno strano
criterio. La prima gara erano i 400, ed
era iscritto un tizio molto pieno di se
che vantava 52"9. Proibitivo per me
anche in forma. Però non mi feci
problemi, anche andare sotto il minuto andava
bene. Ad accompagnarci un massaggiatore
che conoscevo da anni, che seguì
il nostro riscaldamento, arrivai alla partenza
pronto anche se dubbioso sulla mia forma.
Ma molto carico emotivamente. Un pò
per la sicurezza del mio avversario (ma
chi si credeva di essere ? Matthews o Collett
?") e un pò il fatto che quando
mi aveva chiesto "quanto hai ?"
e gli avevo risposto "56 netti"
aveva fatto un cenno come dire "bah
!". Eravamo in cinque ma subito sentii
la gara come una sfida a due, tra me e il
signor Matthews-Collett..... E così
corsi come se fossi io l'atleta da battere
e non lui, partii in prima corsia ma nel
rettilineo raggiunsi tutti e mi trovai davanti,
una tattica azzardata ma che lo sorprese
un pò. Restai al comando fino al
rettilineo finale dove mi appaiò.
Eravamo ad Alessandria, lui era di quella
città, aveva i suoi amici a bordo
pista ma i miei compagni gridavano più
forte dei suoi. La sfida aveva colori di
rivalsa tra le nostre due società.
Una vera battaglia gli ultimi 80 metri e
quando sembrava passare mi veniva in mente
la sua faccia quando aveva sentito il mio
tempo. Ci misi ogni energia psichica e nervosa
che avevo ma non bastò. Vinse lui,
ma per poco. Fece 55"8 e io eguagliai
il mio personale correndo di nuovo in 56"0.
Ero talmente carico di aver rifatto quel
tempo due mesi e mezzo dopo, senza allenamento,
che pensai subito ai 200 metri che avrei
corso solo 1 ora dopo. Li avevo un avversario
altrettanto proibitivo che vantava 24"8.
Io come miglior tempo avevo 25"9. Ma
memore dei 400 non ebbi alcun timore, tanto
che avevo da perdere..... Partii deciso
e pur arrivando secondo anche qui eguagliai
anche quel personale, il vincitore fece
25"2 e io ottenni 25"9, dopo fiera
battaglia. Dopo quelle due gare di giugno
e settembre i 400 erano una realtà
nel mio bagaglio di atleta, erano una gara
che rientrava "tra le mie distanze".
Li corsi ancora nel 1975 in 55"2 e
nel 1976 in 54"0 a Genova sulla pista
di Villa Gentile. Vinsi nel 1978 anche il
campionato provinciale assoluto, rifacendomi
del secondo posto del 1974 ma forse con
meno soddisfazione. Nel 1976 arrivai primo
anche una gara provinciale in cui (per l'ultima
volta credo) fù usato il filo di
lana per indicare il traguardo. E quel pomeriggio
"tagliare il traguardo" con quel
filo che laceravo e mi tiravo dietro era
stato davvero una emozione particolare,
anche se avevo fatto solo 55"0 e il
secondo 55"9. Nel giugno 1987, a 32
anni mi permisi di vincere la mia serie
ai campionati di società amatori
a Pavia, battendo quattro ragazzi che mi
guardavano come un veterano. Avevano tutti
20-22 anni. Io ne avevo 32, ero già
calvo e forse gli sembravo più vecchio
della mia età reale. Prima del via
mi consideravano forse uno da battere facilmente.
Ci rimasero male nel rettilineo d'arrivo
quando li lasciai tutti sul posto per andare
a vincere in 58"1. Neppure quel giorno
c'erano Matthews e Collett in pista, però
per me era comunque abbastanza per sognare.
Non ero un vero quattrocentista ma quelle
esperienze sul giro di pista mi servirono
anche per allenare, nel triennio 1987-1989,
un atleta che da juniores arrivò
a fare 52"8 e una ragazza che a 18
anni andò sotto il fatidico minuto.
Nessuno di questi era Matthews e Collett
e meno di tutti io, pero a volte, quando
sento parlare dei 400 metri ricordo con
nostalgia le mie esperienze sul giro di
pista e mi sembrano sempre un amore giovanile,
di quelli adolescenziali, vissuti di grande
intensità e brevissimi, difficili
persino da ricondurre a parametri certi,
tanto che sembrano sogni. I 400 metri...il
giro di pista, Vince Matthews e Wayne Collett,
un pomeriggio si inizio settembre in un
Tv in bianco e nero, un ragazzino di 17
anni che non sa niente di atletica. Sì,
quella mattina di fine giugno 1974, sulla
polverosa, vecchia e secca pista di tennisolite
della mia città, con scarpe Valsport
arancione e chiodi da 15 mm. mentre mi mettevo
sui blocchi pronto a partire sentivo di
aver realizzato un sogno.
Matteo Piombo
|
| |
|
|
|
| |
|
|
|
|
| |
Aiutaci a mantenere il sito sempre più ricco e aggiornato.
Iscriviti
|
|
| | | |
|