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Carta carbone

A volte una corsa non fatta e saltata per causa di forza maggiore resta nel ricordo nitida. Nel mio caso una di queste corse perdute mi riporta all'estate del 1975, al mese di luglio esattamente. Lavoravo in ufficio in un azienda edile e l'orario era molto poco rispettato. Ufficialmente alla sera si doveva uscire alle 18 e il sabato era festivo, ma in realtà non riuscivo quasi mai ad arrivare a casa prima delle 19 e il sabato si lavorava quasi sempre. Inoltre a volte ci toccava fare qualche straordinario sera, ovviamente gli orari extra non erano pagati ma anzi ero inquadrato come manovale e mi venivano segnate solo 30 ore settimanali per fregarmi, se possibile, ancora qualcosa. Ad ogni modo l'impegno al lavoro non mancava e con tristezza, a inizio giugno, avevo smesso di correre. Non riuscivo più ad allenarmi e una sera, arrivato tardissimo in pista, mi procurai anche un bel crampo per mancato riscaldamento. Verso fine luglio una sera incontrai un compagno di corse degli anni precedenti, anche lui fermo per causa di forza maggiore. Parlammo delle corse, degli anni in cui correvamo insieme e ci mettemmo d'accordo per fare allenamento insieme il sabato mattina seguente, giornata in cui contavo di non aver da lavorare. Ci accordammo per trovarci in un campetto di calcio di periferia, alle 8,00 per fare allenamento. Lui aveva un impegno a metà mattinata, doveva andare al mare con la fidanzata. In progetto c'era di correre una quarantina di minuti e magari fare qualche allungo. Un pò per ritrovare vecchie sensazioni, vecchie emozioni dopo quasi due mesi di inattività. Ma il venerdì a fine mattinata in ufficio si presenta un tizio con una fuoriserie, era un personaggio quantomai estroso, ricco sì ma che si vestiva come un poveraccio. Costui però guidava una piccola impresa che avrebbe dovuto prendere in subappalto un nostro cantiere in Valle d'Aosta e occorreva scrivere il contratto entro la mattina dopo, sabato. Questo benedetto contratto era da redigere in quattro copie, su fogli di carta da bollo. Il testo era abbastanza lungo e pensavo ci sarebbero volute almeno otto facciate. La carta da bollo di cui parlo sono fogli di protocollo rigati in cui per legge bisognava scrivere in ogni riga, senza saltare spazi e preoccupandosi di andare a capo a fine riga, non prima. Un lavoro da fare con una certa attenzione. C'erano già foglietti per correggere le battute sbagliate e la macchina da scrivere elettrica IBM che usavo aveva anche il correttore. Ma essendo quattro le copie da fare occorreva usare la carta carbone, da installare con attenzione per far combaciare i quattro fogli. Quindi se facevi un errore andava usata la gomma nelle tre copie sotto all'originale. Avevo già fatto lavori simili, sapevo della loro noiosità e lunghezza, e a inizio pomeriggio, alle 14,00 mi misi subito a scrivere con impegno e massima attenzione. La mia speranza era di farcela a finire il lavoro in quel pomeriggio. Speravo l'indomani di non dover rinunciare a correre col mio amico. Il lavoro procedeva spedito e alle 18,45 sentivo di poter finire quando iniziai l'ottava e ultima facciata. La stanchezza è una nemica molto subdola, ti fa fare errori incredibili a volte, quasi beffarda verso chi fà male i suoi calcoli. E mentre facevo le ultime righe di questo contratto mi sembrava di essere già sul campetto di calcio a correre la mattina dopo. Le ultime righe passavano e finalmente l'ultimo punto chiuse quella noiosissima scrittura.
Guardai l'orologio e vidi che erano le sette passate. Sbloccai i quattro fogli e come sempre tolsi la carta carbone ma rimasi di sale......avevo sbagliato nel mettere l'ultimo foglio e invece di battere le tre copie sul quarto lato bianco era finito sopra a un foglio già scritto. Ciò significava che tutta la seconda parte del contratto, quattro facciate, era da rifare completamente, cercando di non farsi vedere altrimenti avrei avuto anche rimproveri. In queste circostanze la frustrazione, la rabbia, l'ingiustizia subita si assommano alla stanchezza e non riesci neppure a tirare un pugno alla macchina.....incolpevole. Piegai i quattro fogli con la carta carbone e me li misi in tasca, salutai i colleghi e uscii dall'ufficio, rassegnato a tornarci la mattina dopo.
Una volta uscito dall'ufficio salii sul mio motorino Garelli e andai verso casa, al primo spiazzo della circonvallazione mi fermai, tirai fuori i quattro fogli e la carta carbone e li feci in minuti frammenti, con grande odio verso la carta da bollo e la carta carbone. Telefonai al mio amico per disdire l'allenamento e non ricapitò più quell'occasione, dovetti aspettare ottobre e di trovare un altro lavoro per tornare a correre. La mattina dopo alle 8 ero in ufficio e alle 10,00 ne uscivo col contratto finito e pronto per le firme. Guardavo quei fogli e li odiavo, guardavo il cielo terso e azzurro, pensavo al desiderio di correre in quel campo di periferia. Quella corsa mancata per colpa di un foglio di carta da bollo messo all'incontrario mi rimane nel ricordo di un sabato mattina di piena estate passato davanti a una macchina da scrivere.

Matteo Piombo

 
   

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