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Robin Hood e lo sceriffo di Nottingham

Quando trovo una persona che vuole correre una gara e non può farlo per ragioni normative e burocratiche un pò soffro anche io. Perchè ricordo il tempo in cui si faceva davvero di tutto per complicare la vita a chi voleva correre. Quando la burocrazia creava gare di serie A e di serie B, gare a cui era lecito partecipare e gare illegali. Oggi nelle gare Fidal accade ogni tanto che qualche atleta privo di tesseramento voglia partecipare ugualmente. Negli anni la normativa è cambiata ma comunque si sà che per gareggiare in certe competizioni ufficiali occorre esibire un tesserino, o della Fidal o di un ente di propaganda riconosciuto dal Coni. Nel 1977 la situazione era diversa, non come norme perchè anzi si era ancor più severi. Allora solo i tesserati Fidal potevano fare le gare Fidal. Ma c'era una sorta di mondo a parte con i tanti atleti che svolgevano attività facendo non competitive e gare senza alcuna omologazione. Questi corridori si allenavano con impegno e gareggiavano ignorando totalmente l'attività Fidal. Poi però quando arrivavano a una corsa della Fidal si trovavano in difficoltà, perchè alla richiesta del tesserino non sapevano cosa rispondere. All'epoca poi la normativa era severa verso le non competitive, ignorate e anzi ripudiate dall'ufficialità. Un atleta Fidal che partecipava a una non competitiva poteva essere squalificato, se nello stesso giorno era in programma una gara Fidal. Una situazione che creava in noi atteggiamenti difficili oggi da capire. Ma alla base di tutto c'era la voglia di correre, e di lasciar correre chi voleva farlo. La Voltaggio-Monte Tobbio era nel 1977 una gara nazionale Fidal di corsa in montagna. Si svolgeva domenica 18 settembre e io mi ero iscritto con due atleti della mia società che avevano detto di volerla fare. Avevo mandato regolarmente le iscrizioni per posta (come volevano gli organizzatori) indicando anche i numeri dei cartellini. All'epoca il tesserino Fidal (che non si pagava, al contrario di oggi) era un cartoncino azzurro scritto a mano e con la nostra foto formato tessera. Era vidimato dal comitato provinciale con apposito timbro di colore blu, non proprio il massimo come visibilità visto l'identico colore della tessera. A settembre usandolo da diversi mesi (la stagione cominciava il 1 novembre e finiva il 31 ottobre) era di solito un pò meno nitido e a volte anche logoro, soprattutto se era di un senior che correva da diverse stagioni con lo stesso documento pieno di timbri. Quel giorno la gara di Voltaggio si svolgeva in un pomeriggio di sole pieno, con un caldo decisamente estivo. E io partii per farla con un gruppo di atleti della mia città che supponevo non tesserati, anche perchè l'unica società Fidal della zona quell'anno era la mia. L'anno prima la stessa gara aveva una normativa diversa, o forse c'erano giudici meno severi. Fatto stà che erano partiti molti atleti della mia città palesemente non tesserati, tra cui un ragazzo nato nel 1959 e che quindi se fosse stato tesserato era fuori età in quanto allievo all'epoca. Anche in quel caso la regola proibiva agli allievi (allora categoria considerata al pari dei ragazzi A e B quindi 13-15 enni) di partecipare alle corse degli assoluti (Juniores-seniores, non esistevano le promesse). Ultima notazione di master neppure si parlava, a 40 anni per continuare a correre ci volevano permessi speciali, e il campione olimpico ed europeo Consolini dovette emigrare in Svizzera per gareggiare ancora. Tornaimo ora alla nostra gara di Voltaggio. Ci si aspettava quindi un atteggiamento simile e anche i non tesserati erano venuti convinti che sarebbero potuti regolarmente partire, come era sempre accaduto in quella corsa, senza problemi. Arrivati sul posto trovammo subito una notevole differenza, venivano controllati i tesserini dal giudice addetto alle iscrizioni, che era uno di fuori, proveniva da Torino e altri giudici erano di Novara. Uno per uno dovevamo esibire i nostri tesserini Fidal che erano attentamente verificati, quasi fossimo in una banca e volessimo accedere al caveau. Io avevo il mio e quello degli atleti della mia società iscritti ma che non erano ancora arrivati. A quel punto ignoravo se sarebbero venuti o no a gareggiare, se avevano dato forfait e rinunciato a correre, nessuno mi aveva avvertito in proposito. Allora confermai le tre iscrizioni e pagai le quote, convinto che avrei di lì a poco visto i miei due compagni di società arrivare come previsto. Dei diversi altri atleti della mia città che volevano fare la gara, pur non avendone diritto in quanto non tesserati, uno riuscì a spacciare per buono il suo tesserino vecchio dell'anno prima non rinnovato da atleta libero. Il timbro dell'anno era poco chiaro e lui sfruttò questa cosa. L'anno era quasi illeggibile, lui lo rese più confuso e il giudice lo prese per buono. Il tesseramento da libero, senza società, era un altra cosa che allora si poteva fare e oggi no. Era un giudice severissimo ma ugualmente fù gabbato. Altri due atleti riuscirono a farsi ammettere grazie ad altri sotterfugi, dichiarando di essere tesserati e producendo false dichiarazioni di società inesistenti. Anche qui sembrava quasi che il massimo rigore fosse poi seguito da grande faciloneria. Restavano fuori dalla gara due atleti, miei amici, e che erano entrambi ben allenati e pronti per quella corsa. Io avevo i due pettorali dei due compagni di squadra che non si vedevano ancora. Ci volle poco a fare due più due, man mano che si avvicinava il momento del via. Diedi i due pettorali ai miei amici anche perchè a quel punto era palese che non sarebbero arrivati i due atleti iscritti. E così si prepararono, si presentarono al giudice che vistò le loro iscrizioni e forse non guardò neppure le foto altrimenti credo avrebbe capito. Uno era nato nel 1936, aveva 41 anni e gareggiava al posto di un atleta ventiduenne, l'altro era nato nel 1944 aveva quindi 37 anni e gareggiava con i documenti di un ventenne. Qualsiasi sprovveduto avrebbe capito che non erano loro. Ma non ci furono problemi e all'ora stabilità, le tre circa, sotto un sole cocente, eravamo tutti e 53 pronti al via, dalla zona degli spogliatoi. Essendo diventata la gara in linea non facevamo più 7,9 km. ma dieci di cui i primi due in pianura con un giro in paese per fare selezione. Al via una comica situazione la creo un giudice del novarese, che doveva gestire la gara. Pretendeva di fare appello nominale di tutti i partecipanti come quando si fà di solito alla partenza di una serie su pista, con una quindicina di atleti. Mancavano pochi minuti al via e qualcuno si mise a ridere. Per fortuna c'era anche qualche persona di buonsenso e l'ipotesi sfumò. E alle tre e 5' riuscimmo a partire, nonostante il giudice novarese. Non ero molto allenato sulle lunghe distanze, avevo iniziato da qualche settimana orari più lunghi in ufficio e mi allenavo poco e male. Quindi non fù per me una buona gara. Arrivai 41° in 1h01'45", battuto di una trentina di secondi da un amico che era iscritto grazie al quel sotterfugio. La gara fù vinta da Gianni Demadonna, all'epoca atleta della Virtus Voltolini Trento in 44'08" davanti al consocio Primo Gretter (44'15") e ad Alfonso Vallicella (44'21"). L'attuale tecnico della nazionale di corsa in montagna Raimondo Balicco della Forestale fù ottavo in 47'31". Il nostro amico Felice Bruno, iscritto pur non essendo tesserato con un sotterfugio, finì invece decimo in 48'36". Dietro di lui arrivarono due atleti che si chiamavano Gelindo Bordin, 11° in 49'32" e Orlando Pizzolato, dodicesimo in 49'53". Anche gli altri due iscritti senza tesserino si piazzarono bene, tutti arrivati davanti a me. Andammo a cambiarci e dopo alla premiazione, ma capimmo subito alcuni giudici locali avevano capito che c'era stato qualche cosa che non andava. I nostri amici erano divisi tra andarsene senza ritirare i premi o fare la loro finta parte fino in fondo. In realtà, alla fine, dopo discussioni fù squalificato solo uno di loro, anche perchè era difficile a quel punto trovare il bandolo della matassa. Dopo la gara le polemiche furono feroci e i miei amici, quelli che si erano avvalsi delle mie iscrizioni preventive per gareggiare, dissero che era tutta colpa mia, per scagionarsi. Rischiai sanzioni disciplinari e una squalifica ma fortunatamente, mancando anche prove concrete di ciò che mi si addebitava, la cosa non ebbe seguito.
Servì a me per capire che certe persone direbbero qualsiasi cosa pur di evitare una sanzione, anche scaricare le responsabilità su altri. L'anno dopo tutti gli atleti che quel giorno avevano corso da non tesserati rifecero la gara come regolare tesserino (di una società creatasi proprio sulla spinta di quel fatto) e ritirarono i meritati premi. Diversi anni dopo nella stessa gara assistetti a situazioni simili, fatte da una società pavese, che iscriveva atleti fuori età (troppo giovani) con nomi falsi e che ritiravano regolarmente i premi proprio dagli stessi organizzatori del 1977, senza che nessuno si accorgesse di nulla. Tra me ridevo della beffa. Avrei potuto parlare e far presente la cosa, ma non lo feci. Tutto sommato mi erano più simpatici quegli atleti che volevano solo correre dei giudici che volevano impedirglielo. Ho sempre parteggiato più per Robin Hood che per lo Sceriffo di Nottingham. Ancora oggi quando svolgo mansioni di controllo nelle gare Fidal trovo molto antipatica la cosa e penso a quella domenica di settembre di 29 anni fà, ai miei amici allenati e desiderosi di correre e a chi voleva impedirglielo. Penso al doping diffusissimo nello sport d'elite (e non solo) e di cui si parla pochissimo e poi si va a squalificare un atleta per piccolezze burocratiche. Come quando un tempo si volevano squalificare gli atleti tesserati Fidal perchè facevano una non competitiva. E' una regola che esiste ancora ma per fortuna (e per buonsenso) nessuno la applica più. O la regola che impone la maglia sociale, che avrebbe pure un senso ma anch'essa è spesso non applicata. Penso che chi vuole correre dovrebbe poterlo fare senza troppi vincoli, e che visite mediche e controlli vadano fatti ma che alla fine sia sempre il singolo a rispondere se non li svolge. Di certo se oggi mi si chiede degli episodi più negativi della mia carriera sportiva, dopo 29 anni, quella gara resta un ricordo molto brutto. Una giornata da dimenticare. Proprio per la mentalità di quei controllori, di quegli organizzatori, di tutto lo staff che quel giorno ci fece sentire colpevoli di aver voluto far correre degli atleti senza tesserino Fidal. Come se fosse la massima infamia possibile voler correre, come se fosse un reato gravissimo non essere tesserati e voler ugualmente gareggiare. Ne vedo ancora oggi di atleti che cercano di correre pur non avendo il tesserino in gare ufficiali, e odio dover applicare regole che non condivido. Ognuno dovrebbe essere responsabile di se stesso, se decide di correre ed è maggiorenne solo lui ne risponde. Invece la normativa ci impone la massima severità, e in caso contrario le sanzioni sono a carico proprio dei controllori. Ugualmente però mi viene un pò da ridere al pensiero di quella domenica di 29 anni fà, in cui un manipolo di guastatori uscì dalla foresta dell'ipocrisia, riuscì a farla franca e a battere lo sceriffo di Nottingham, ridendo di lui, delle sue regole e dei sui sgherri. Non tanto per i premi (non ritirati poi da quasi tutti i millantatori) ma per riuscire a correre. Una cosa così semplice ma resa così difficile a volte quando si hanno di fronte persone di una certa mentalità.


Matteo Piombo

 
   

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