Who'll
stop the rain
Chi può fermare la pioggia ? Chi
può tornare indietro nel tempo e
rivivere un estate cambiando le proprie
scelte ? Siamo davvero noi a decidere certe
cose ? E a volte non sembra che gli eventi
ci vengano incontro senza che possiamo far
nulla per evitarli... Who'll stop the rain
è una canzone dei Creedence Clearwater
Revival anteriore al 1977 ma che in quella
piovosa estate di 29 anni fà in qualche
modo divenne il simbolo dei miei dubbi.
Era un estate con poche corse per me, a
causa dell'esame di maturità. Non
ero quindi assolutamente allenato e a fine
luglio, quando appresi di essere diventato
ragioniere mi si poneva davanti un dubbio
sul cosa fare in futuro. Avevo due scelte
che erano le più concrete. Iscrivermi
all'Isef come desideravo e proseguire a
studiare per diventare insegnante di educazione
fisica. Il mio professore di diritto mi
consigliava in realtà di fare un
altra scelta scolastica, ma a me la giurisprudenza
non interessava. C'era poi un lavoro, avevo
fatto domanda in una azienda vinicola per
un posto vacante di impiegato. Eravamo una
dozzina di candidati ma io ero riuscito
ad arrivare alla selezione finale ad agosto
e nel colloquio decisivo fui preferito ad
altri tre, se volevo il posto era mio. La
fine di agosto era il periodo in cui dovevo
decidere e, non so neppure io adesso perchè,
scelsi l'uovo oggi alla gallina domani.
Il giorno in cui dovevo cominciare il mio
nuovo lavoro era lunedì 29 agosto
alle 8,00 precise. Gli ultimi giorni prima
di questa data li vivevo ascoltando musica
e pensando a questa scelta che in fondo
non mi convinceva proprio. Ma sembrava impossibile
tirarsi indietro, come un fidanzato alla
vigilia di nozze con una ragazza che improvvisamente
non gli piace più... era proprio
così. La musica mi aiutava a capire,
a cercare di capire, pioveva e sentivo spesso
"Who'll stop the rain" dei Creedence
Clearwater Rewival... avevo in mente quella
canzone. La vigilia del giorno d'inizio
del mio lavoro uscii per andare a Messa
senza particolari progetti per quel giorno
piovoso, quasi inutile e senza programmi.
Trovai un amico che mi disse che andava
il pomeriggio a correre una corsa in montagna
di 12 km. a Ronco Scrivia. Non ero in forma,
non correvo regolarmente da diverse settimane,
ma accettai di andare con lui. Una di quelle
decisioni prese d'istinto, per scaricare
forse la tensione. Non so perchè
mi lasciai convincere a correre quella gara
in montagna, forse in qualche modo volevo
scacciare i dubbi proprio con quella corsa.
Era da giugno che non facevo corse, mi ero
allenato poco, anzi nel mese di luglio ero
stato fermo per l'esame di maturità.
Ma tutta l'estate era tutta condizionata
dalle scelte di vita che dovevo fare.
Partimmo verso le due e ci trovammo in una
piccola piazza, arrivai presto e mentre
fissavo le pozzanghere in cui la pioggia
faceva i suoi spruzzi continuavo ad avere
in mentre quella canzone.....Who'l stop
the rain...chi può fermare la pioggia.........
Pioveva forte e anche il viaggio, in autostrada,
sembrava una giornata destinata a non vedere
mai il sole..... Pioveva forte e anche a
Ronco Scrivia la situazione era identica,
acqua e acqua ancora. Andammo a iscriverci
in una salone dove c'era un cinema. Vedevo
tanti atleti, ma tra questi pochi conosciuti.
Era una gara fuori dalla nostra provincia
e gli avversari erano diversi dai soliti.
Ci diedero un grosso pettorale, di quelli
che di solito si vedevano nelle gare di
sci. Non da appuntare con le spille ma che
aveva anche una parte dietro e copriva completamente
la nostra maglia sociale.
Il mio era il numero 11, quindi sarei partito
abbastanza presto. Il primo concorrente
doveva prendere il via alle quattro. La
gara era a cronometro e si partiva uno per
una con distacco di 1' davanti a una chiesa.
Non aveva certo smesso di piovere e io avevo
sempre in mente "Who'll stop the rain"...chi
può fermare la pioggia. In realtà
quella pioggia mi faceva pensare al destino,
alla avvicinarsi del lunedì in cui
la mia scelta di vita si sarebbe compiuta.
In cui avrei rinunciato definitivamente
a iscrivermi all'Isef per andare a fare
l'impiegato in quello squallido ufficio
tra colleghi altrettanto squallidi.
Mentre mi cambiavo in un grigio spogliatoio
di un campetto di calcio, mentre la pioggia
imperversava e sferzava i vetri, mi chiedevo
se era la scelta giusta o no.
Se dovevo cambiare idea, se era tutto deciso,
se... se....se, tanti se mi affollavano
la mente e pensare alla corsa aiutava a
scacciarli.
Continuavo a cambiarmi, come oggetto in
un meccanismo più forte di me, come
se non riuscissi a fermare gli eventi...a
fermare la pioggia che mi portava in un
futuro grigio, come quel cielo plumbeo e
pieno di nubi cariche di altra pioggia.
Ci avviammo alla partenza e io aspettavo
il mio turno parlando con altri della gara,
chiedendo del tracciato, di cosa ci aspettava
dietro quella curva che era il limite visibile
del percorso.
Un pò era come chiedere cosa ci aspettava
nel futuro dell'indomani, come per prepararsi
ad affrontarlo, come a renderlo meno incognito,
meno sconosciuto.
Era quello che avevo fatto tutta l'estate
chiedendo a gente che aveva fatto e non
passato l'esame di ammissione all'Isef con
le temute prove pratiche, come il metro
e cinquanta di salto in alto che credevo
di non valere.
Il mio amico era perso nel suo mondo, partiva
prima di me, e prima di me partivano altri
della mia zona.
Finalmente si avvicinava il mio momento,
l'ora del via, ero ovviamente bagnato fradicio
ma non ci facevo caso. Correvo e mi preparavo
a partire mentre la pioggia dava ancora
le sue sferzate.
I numeri si avvicendavano alla riga bianca
che segnava la partenza. Il cinque, il sei,
il sette...i minuti passavano veloci, e
il mio turno era sempre più vicino.
Non faceva freddo e una volta bagnato l'acqua
non può certo accentuare quella condizione.
Ero in uno stato particolare, quando stai
per partire, in cui sembra di lasciare la
realtà quotidiana, la vita di tutti
i giorni, gli impegni, le menate e entri
in un altro mondo....diverso.
Il concorrente prima di me parte e io mi
metto sulla riga, vicino al cronometrista
che scandisce il count down.
Mentre in numeri passano guardo in alto,
verso la montagna che mi appresto ad affrontare.
Il famoso Monte Reale che non si vede. La
cima è' coperta di nubi, grigie,
nere e bianche. Quante sfumature diverse
per un colore che è poi quello della
pioggia.
La partenza arriva come una liberazione,
la corsa non è più futuro
ma presente, i pensieri scompaiono perchè
adesso la gara è realtà.
Non ci sono più incognite ma un percorso
vero, da affrontare, da domare, da combattere
nelle avversità, il futuro è
presente e i suoi fantasmi diventano concreti.
Di quell'attimo mi rimane una nitidissima
foto in bianco e nero, scattata da un mio
amico che ha fermato quell'attimo. Io fradicio
sotto l'acqua che affronto il ponte romano
di Ronco Scrivia col campanile sullo sfondo
che segna le quattro e dieci, il mio pettorale
è nitido numero 11, un altro atleta
stà facendo riscaldamento e si vede
si spalle, ho sotto una maglia con le maniche
lunghe bianche. Ho 22 anni, mi aspettano
12 km. di corsa in montagna e l'indomani
un nuovo lavoro. Guardo avanti, il tracciato
che si inerpica su una montagna che fino
a ieri non conoscevo affatto.
Guardo quella cima coperta di nubi, la mia
sfida è quella e solo quella in quel
momento.
Subito dopo il ponte lasciamo la strada
asfaltata e iniziamo ad addentrarci nel
bosco. Il sentiero è stretto e sale
regolare, gli alberi ci proteggono un pò
dalla pioggia che però non è
violenta, ma quasi tenue.
E' in fondo come una compagna a questo punto,
che stà con noi, che ci affianca
nelle salite da affrontare.
Fuori dalle case c'è persino qualcuno
che ci incita e ci dice di tener duro, si
bagnano anche loro e la strada sale ancora.
Il bosco ogni tanto si apre e negli slarghi
si vede un pò di più il tracciato
che ci aspetta, il cielo è sempre
cupo e non accenna a smettere di piovere.
Il ritmo è scandito dalla mente in
cui risuona la canzone dei Creedence Clearwater
Revival......chi può fermare la pioggia....
L'ultimo tratto prima della vetta è
molto bello, sale ripido in mezzo alle piante
e mi sento a mio agio. E' quasi una galleria
naturale, verde vivo, reso più brillante
dalla pioggia. L'aria ha umori di muschio,
profumo di foglie marce, di sottobosco,
di funghi.
Ho preso il ritmo giusto nella parte iniziale
e sono più gli atleti che ho passato
di quelli che mi hanno raggiunto. Arrivo
alla vetta senza essere particolarmente
provato in 31'30" e passo dietro alla
chiesetta, il cui campanile sembra avvolto
nella nebbia. Lì comincia la discesa
che è subito tremenda, ripidissima,
fangosa e scivolosa, decisamente pericolosa.
Quel giorno non lo sapevo ma quella corsa
aveva due facce ben distinte, la salita
e la discesa. La prima non basta a farti
andare bene, puoi arrivare benissimo in
vetta ma tutto si decide nella discesa.
Quella gara l'ho fatta quattro volte tra
il 1977 e il 1980 ma non ho mai corso decentemente
i primi due km. di discesa. Il sentiero
stretto, i passaggi rischiosi. Così
il mio passo rallenta, tutto preoccupato
di non farmi male. I tratti pietrosi sono
scivolosi e io ho un paio di Adidas non
nuovissime con suole abbastanza consumate.
Finalmente il tracciato diventa più
corribile, mi raggiunge e passa uno che
mi conosce e mi incita, non capisco neppure
chi sia, tutto preso a guardare bene il
sentiero. Passato il tratto più brutto
si vede il fondovalle, Ronco Scrivia e la
strada che scende, passiamo da un gruppo
di case e si rivede qualcuno fuori a incitarci.
Per effetto del basso numero di partenza
sono tra i primi a passare e forse qualcuno
pensa che io sia anche tra i primi come
classifica. Mi torna in mente la canzone
dei Creedence "chi può fermare
la pioggia" mentre il percorso passa
vicino a un suggestivo mulino. C'è
una bella ragazza sconosciuta con un incerata
gialla che mi dice "vai che sei tra
i primi, forza che sei quasi arrivato".
In realtà mancano ancora alcuni km.
ma tra quel tratto molto bello e la ragazza
era carina. Dimentico tutte le paure e ricomincio
ad andare a pieno regime. La strada ridiventa
asfaltata, ho più fiducia e andiamo
incontro alle prime case di Ronco. Passiamo
su un ponte e mi accorgo che c'è
qualche fotografo che fa degli scatti. Ne
avevo visto anche prima ma non avevo pensato
che era strano tanti fotografi per una gara
così. Finalmente vedo capannoni industriali,
brutti e arrugginiti ma che mi fanno capire
che la corsa è al suo epilogo. Non
ho avversari a vista, dietro non sento nessuno
arrivare, un lungo rettilineo mi porta verso
il campo sportivo dove è fissato
l'arrivo. Non ci sono avversari in vista
ma aumento preso dall'atmosfera suggestiva,
da quel ritmo mentale.... Passiamo in una
strada stretta e finalmente si vede il traguardo.
Gli ultimi metri spingo a tutta e sembra
di essere partito da poco, sembra di racchiudere
lì la mia fuga dalla realtà,
in quel campo di calcio allagato dalla pioggia
non evito più le pozzanghere, ultima
curva ultimo tratto.
E un attimo dopo la corsa è finita,
sono oltre il traguardo e quasi mi spiace
che sia finita.... vado a bere qualcosa
e a cambiarmi. Piove sempre e la doccia
non funziona, possiamo solo asciugarci e
cambiarci. Quando usciamo il cielo è
sempre scuro, stavolta anche perchè
la sera avanza. Torniamo in quel cinema
dove ci eravamo iscritti dove si svolge
la premiazione. Cerco la classifica e scopro
di essere arrivato 41° in 1h02'27"6,
una classifica modesta, un tempo molto modesto.
Ha vinto Damele in 44'48"8 davanti
a Grillo di Ventimiglia (46'48") e
il nostro amico Felice Bruno è terzo
in 46'49". Tutti gli atleti del mio
gruppo mi sono arrivati davanti ma io sono
soddisfatto della mia corsa. Ricevo un bel
premio lo stesso però perchè
la mia società è nona e io
sono l'unico concorrente che ha preso punti.
Ripartiamo per tornare a casa e nel viaggio
di ritorno, forse per stanchezza o forse
perchè concentrato nella guida il
mio amico non parla.
Io del resto non ho voglia di far conversazione,
anzi guardo dal finestrino e penso ad altro.
Rivedo mentalmente la corsa, il percorso,
i tratti nel bosco, la discesa verso Ronco,
le strade bagnate, il ponte sulla ferrovia,
le pozzanghere, il finale in crescendo.....
La pioggia lava i vetri e mi torna in mente
la canzone dei Creedence "Who'll stop
the rain"...
chi può fermare questa pioggia ?
Il futuro avanza, è domenica sera
e il lunedì è dietro l'angolo,
col suo carico di incognite. Il nuovo lavoro
che mi
aspetta, cosa porterà, dovrò
smettere di correre ? Cambierà qualcosa
nella mia vita.... Il cielo è cupo,
il giorno lascia il posto alla notte e sembra
quasi che quello scenario cupo voglia togliermi
ogni residuo ottimismo. Ma io non sono preoccupato,
ho 22 anni e voglia di sfidare le incognite,
proprio come quel pomeriggio ho sfidato
quei 12 km. di salita e discesa sotto la
pioggia, scalando il Monte Reale di Ronco
Scrivia. Il futuro mi aspetta e non vedo
l'ora di affrontarlo.
Anni dopo rimpiangerò quella scelta,
rimpiangerò di non aver fatto l'Isef
come quell'estate avrei voluto. Ma quella
sera ero ancora convinto di aver preso la
strada giusta o comunque di aver fatto una
scelta.
Qualche giorno dopo un mio amico fotografo
che aveva corso quella gara andò
ancora a Ronco Scrivia e vide la mostra
del concorso fotografico abbinato alla gara.
Una mia foto gigante, in discesa nel bosco,
aveva vinto il quinto premio. Me l'ha portata
e insieme a quella un altra in cui passo
da un ponte ferroviario, nel finale di corsa.
Quest'ultima la preferisco, mi si vede lanciato
verso il traguardo, ricaricato nel morale
e con lo sguardo verso il futuro....con
la fiducia di poter fare bene negli ultimi
kilometri della corsa ... sono bagnato dalla
pioggia ma in piena spinta....quella foto
gigante in bianco e nero non ha vinto premi
ma ha preso proprio lo spirito di quel momento,
la sfida al tempo e al futuro...."Who'll
stop the rain ?" Chi può fermare
la pioggia ? Chi può prevedere il
futuro ?
Matteo Piombo