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Fine stagione
Negli anni settanta la stagione agonistica
finiva il giorno 31 ottobre. Era una fine
reale dell'attività perchè
dopo quella data limite non c'erano gare.
Nel mese di novembre non si svolgevano competizioni
Fidal di nessun tipo ed era abitudine, fino
alla fine degli anni settanta almeno, di
fare una breve sosta. Di solito tre settimane
in cui non si correva. Oggi sembrerà
strano che un atleta giunto a ottobre in
forma e che magari a metà mese ha
fatto ancora gare alla ricerca di risultati
si fermi improvvisamente per tre settimane,
ma allora così si faceva e senza
tanto stupore. Anzi era una pratica che
per noi era naturale ed aveva anche i suoi
aspetti positivi. Abituati a correre tutti
i giorni vivevamo quelle tre settimane senza
la fame di corsa che a volte nella stagione
avevi.
Forse in primi giorni era un pò strano
non avere l'appuntamento quotidiano con
la borsa da fare, con l'andare alla palestra
o al campo, con riscaldamento, allenamento
e defaticamento. Ma devo dire che quelle
tre settimane di inattività erano
per me un periodo che in qualche modo faceva
parte integrante della stagione. Era l'occasione
per vedere la città com'era nelle
ore in cui di solito noi correvamo, dalle
17,30 alle 20,00. A volte andavi a fare
un giro, a cercare di incontrare ragazze,
quasi che quelle tre settimane avendo più
tempo diventassero maggiormente foriere
di occasioni sentimentali. In realtà
dopo la prima settimana ti ritrovavi a passare
nella zona dove facevi allenamento. Guardavi
la palestra buia, il circuito su cui facevi
le ripetute e un pò ti mancava. E
se incontravi un altro atleta fermo si parlava
di corse, tempi e prossime gare. Tutto sommato
dopo 5-6 giorni che eri fermo avresti già
ripreso a correre. Ma non essendoci gare
fino a gennaio in qualche modo la sosta
era meno pesante. In quelle settimane a
volte incontravi amici che non facevano
sport e ti ritrovavi a vedere le loro abitudini.
In fondo ti sentivi più fortunato
di loro, ad avere un attività costante
che in qualche modo ti dava motivazioni
e interessi e riempiva ogni tardo pomeriggio.
Sul lato ragazze i risultati erano sempre
scarsi. Come sempre quando si vorrebbe finalizzare
una cosa in uno spazio angusto. Solitamente
incontravi solo amiche che erano o impegnate
e non ti interessavano proprio. Le altre
avevano altri orari, altri impegni o forse
un folletto cattivo, nemico di noi podisti,
proprio in quei giorni, le nascondeva o
le faceva passare da altre strade. Le avrebbe
fatte tornare sui luoghi soliti quando avremmo
ripreso la nostra attività..... Una
cosa che facevo sempre in quel periodo era
riordinare gli appunti e le note della stagione.
Prendevo i miei quaderni e mi facevo i miei
bilanci, quante gare ho fatto, i tempi,
annotavo tutto e in quelle settimane tiravo
le somme. A volte scoprivo e rivalorizzavo
gare di quella stagione che a tutta prima
non mi avevano lasciato grossi ricordi.
Come sempre il vero valore delle cose per
essere visto nella sua concreta dimensione
abbisogna di una visione meno ravvicinata.
I giorni passavano, e si avvicinava la ripresa.
Incontravi in giro ancora compagni di allenamento
e si parlava. Di quel che sarebbe stato,
di ambizioni e progetti e alla fine in quei
momenti non vedevi davvero l'ora di tornare
a correre. E poi veniva il giorno fissato
per la ripresa. C'era qualche nuovo, qualche
altro aveva smesso e non c'era, l'allenatore
faceva qualche discorso che non ascoltavi
nemmeno e finalmente ti andavi a cambiare
per il primo allenamento della nuova stagione.
Ebbene in quelle prime corse del nuovo anno
agonistico c'era tutta la filosofia di questa
sosta. Era come se qualcosa dentro si fosse
rigenerato. Come se un meccanismo avesse
cancellato tutti gli aspetti logori e noiosi
delle gare e allenamenti ed avesse lasciato
solo il bello. Era come se una lavagna piena
di scarabocchi fosse stata cancellata e
si presentasse a noi nuova, pronta per scriverci
sopra nuove gare e nuovi allenamenti. Poi
le cose sono cambiate. Invece di una sosta
vera e propria si faceva nei primi anni
ottanta il riposo attivo. Si correva due
volte alla settimana e si faceva solo fondo
lento. Era anche quello un modo di rigenerarsi,
sia fisicamente che mentalmente. Ma era
tutto diverso. Avevi un altra età,
vivevi quella sosta diversamente e soprattutto
alla ripresa non c'era quella fame di correre
dei primi anni. Poi le cose cambiarono radicalmente
e non ci fù più il periodo
senza corse. Qualche organizzatore programmò
gare a inizio novembre e poi anche durante
il mese e pure a dicembre c'erano gare.
La rivoluzione fù quando nel 2002
la stagione venne fatta finire al 31 dicembre
e così si cancellò definitivamente
il periodo di attività ridotta. Novembre
e dicembre divennero gli ultimi mesi della
stagione e oggi sono fitti di gare quasi
come giugno e luglio. Mi chiedo a volte
come ho fatto a correre tanti anni senza
arrivare mai a una saturazione tale da smettere
per tempi lunghi. Forse una parte di merito
stà anche in quella programmazione
del calendario degli anni settanta con quelle
tre settimane senza corsa.
Forse non era un cosa così assurda
come oggi magari sembra a chi corre 12 mesi
all'anno senza mai fermarsi se non per cause
di forza maggiore.
Matteo Piombo
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