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Sabato pomeriggio

Il sabato pomeriggio a volte, quando non hai niente da fare, è davvero noioso. Ma può succedere che un banale, incolore sabato pomeriggio di metà settembre, destinato al nulla, diventi per caso un momento particolare. Nell'estate del 1980
mi ero allenato con impegno ma non per il mezzofondo. Mi trovavo sempre con atleti impegnati su distanze maggiori (5000 e 10.000) ed avevo finito per abituarmi ai loro carichi di lavoro e a fare più km. Lunghe sedute, tanti km. a passo uniforme e a volte anche tirato, ma senza curare troppo la velocità. Ero in fondo un mezzofondista passato a maggiori distanze. Di solito correvo per 90'-100' minuti per ogni allenamento. Ma mi mancava il mezzofondo. Era un anonimo sabato il 13 settembre, e non avevo impegni salvo una visita di parenti noiosi e poco simpatici che volevo evitare. Così mi venne l'idea di telefonare al mio amico Rosario dicendoli se aveva voglia di correre un 3000 con me quel pomeriggio. Forse anche lui era annoiato e senza impegni perchè accettò subito e anzi telefonò a un altro per avere compagnia. Alle quattro e mezza circa ci trovammo in pista, con una quarto corridore interessato a gareggiare con noi. A dire il vero trovammo anche un quinto che quel pomeriggio era sulla nostra pista, un fastidioso vento che certo non avrebbe favorito la nostra corsa. Chi corre in pista il mezzofondo sà bene che il vento non è mai un vantaggio, anche se in un rettilineo ti spira alle spalle. Meglio che sia assente, di certo, ma "lui" era lì e non intendeva certo andarsene. Dopo il riscaldamento e gli allunghi decidemmo di correre senza chiodate. Sulla tennisolite sarebbero servite, ma con quel vento il tempo era comunque compromesso. Alle 17,30 circa ci allineammo al via, uno solo aveva il cronometro, ed era il mio amico Rosario, quello che a priori doveva fare il tempo migliore. Partì subito in testa uno dei nostri due colleghi più lenti. Ai 400 ci fece transitare in 1'13", passo troppo veloce ma rallentò e rimase davanti, a fenderci un pò il vento, fino al km. passato in 3.10. Io ero subito dietro, Rosario mi seguiva. A metà gara Giuseppe passò in testa in 4.48, io in 4.50 e Rosario in 4.51. Chiudeva il meno forte dei quattro in 5.00 ma nettamente in crisi. Ai 1800 proprio lui si fermò. Restammo in tre e ai 2000 passai io a tirare, seguito da Rosario che aveva superato Giuseppe.
Il tempo era 6.30 e non c'era sentore di crisi, anche se il vento era molto logorante nel rettilineo in cui spirava contrario. Ai 2200 sul traguardo Rosario mi supera, con un passo che sembra far capire voglia andare via.
A quell'epoca io e lui avevamo tempi molto vicini, sui 5000 i separavano solo 10". Così rimasi sotto, sperando di averne abbastanza, alla fine, per provare a ripassarlo. Ma invece il penultimo giro mi vide perdere contatto da lui. Solo 20 metri ma sembravano incolmabili. Lo vedevo così perfetto nel suo assetto, così determinato. Come poteva andare in crisi ? Dove avrei trovato le energie per tornarci sotto ? Quando inizia l'ultimo giro lui è sempre 20 metri più avanti, e io fatico ma ci spero ancora. Proprio a metà dell'ultima curva mi viene un pensiero. Il cronometro lo ha Rosario, se non arrivo con lui non avrò un tempo esatto. Così cerco di aumentare e anche se so che adesso avrò il vento contro mi lancio all'inseguimento di Rosario. Guadagno poco ma qualcosa, e a metà rettilineo lo vedo vicinissimo, mancano 50 metri e gli stò sotto. Proprio negli ultimi metri lo raggiungo e riesco ad appaiarlo. Arriviamo insieme e il tempo è 9'53"2. Giuseppe arriva 10" dopo. Non era una gara ma in fondo lo è stata. Quegli ultimi 150 metri, la reazione, l'aver raggiunto l'avversario anche col vento contro mi han fatto sentire ancora mezzofondista. In realtà l'anno dopo avrei definitivamente dedicato i miei allenamenti a distanze più lunghe, 5000 e 10.000 metri e avrei anche provato maratonina e maratona. Ma in me sono ugualmente rimasto sempre un mezzofondista.


Matteo Piombo

 
   

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